Benessere e Salute

HIV, se ne parla poco (e spesso male). Facciamo chiarezza

Per tanti anni, la politica ha fatto finta che il problema non esistesse. I primi a morire nell’epidemia AIDS furono gay, neri, tossicodipendenti. Fu solo quando ci si rese conto che l’AIDS non guardava in faccia a nessuno, quando ci si rese conto che anche i bianchi e gli etero morivano a seguito delle stesse pene. Solo allora, si iniziò ad investire con trovare una soluzione.

Sono passati tanti anni. Ora le persone con HIV, grazie ai farmaci, possono vivere una vita normalissima impedendo che l’infezione porti all’AIDS.

Se in passato HIV era sinonimo di AIDS e di morte, oggi non è più così.

È una buona notizia, anzi ottima. Peccato che oggi non se ne parli quasi più ma l’HIV è tutt’altro che sconfitto. Anzi, negli ultimi anni sono tanti, troppi, i nuovi contagi. Anche tra gli adolescenti.

Per cui, parliamone.

Come si trasmette l’HIV

Sono diversi i modi con cui il virus si trasmette. Il primo, il più comune in Italia, è tramite i rapporti sessuali non protetti: vaginali, anali e orali. Questo significa che il rischio è presente sia in caso di rapporti tra persone di sesso diverso che tra persone dello stesso sesso.

Il rischio di contagio dipende sia dalla contagiosità della persona con HIV, sia e dal tipo di pratica sessuale fatta.

Per intenderci, se una persona è sieropositiva ma è in terapia efficace, non c’è alcun rischio di trasmettere l’HIV.

Un secondo modo è attraverso il sangue o i suoi componenti (ad esempio il plasma), quindi tramite le trasfusioni, lo scambio di siringhe o il contatto con ferite sanguinanti. In Italia, prendere l’HIV trasfusioni è davvero improbabile grazie agli esami svolti sulle sacche e ai requisiti stringenti richiesti ai donatori.

Il contagio può poi avvenire anche dalla madre al feto durante il periodo della gravidanza, al momento del parto o attraverso il latte materno. Oggi, grazie alla somministrazione di farmaci antivirali a mamma e bambino, e con il taglio cesareo, una madre sieropositiva può partorire un figlio senza HIV.

Infine, anche se le casistiche sono molto basse, la trasmissione può avvenire a seguito di trapianti di organi o tessuti o inseminazione artificiale.

Come, invece, non si trasmette l’HIV

La ricerca scientifica ha sfatato molti falsi miti. In passato, infatti, si credeva che il virus si potesse trasmettere attraverso le punture delle zanzare, l’utilizzo di stoviglie e posate in comune e quindi la normale vita domestica che porta a condividere anche i servizi igienici.

Non è assolutamente vero che il contatto fisico è pericoloso, come per esempio quando ci si stringe la mano o ci si scambia il cosiddetto ‘bacio sociale’. Frequentare piscine, palestre, saune e luoghi pubblici, allo stesso modo, non è per nulla pericoloso. In passato, infatti, si pensava che tutti i fluidi e solidi biologici (es. saliva, lacrime, vomito, feci, sudori, urina, secrezioni nasali) fossero mezzo di trasmissione, ma questo è vero solo ed esclusivamente se sono contaminati di sangue.

Come sapere se si ha l’HIV

Non bastano le comuni analisi del sangue. La diagnosi dell’HIV viene condotta attraverso un test che ricerca la presenza degli anticorpi specifici di questo virus.

Un soggetto sieropositivo, infatti, tende a produrre naturalmente come forma di autodifesa questi anticorpi che, però, non hanno la capacità di combattere e debellare il patogeno perchè troppo deboli e blandi. Sono comunque il discriminante per indicare che l’infezione è presente e attiva.

La terapia utilizzata in caso di sieropositività

La ricerca scientifica non è ancora stata in grado di trovare dei vaccini in grado di prevenire o dei farmaci capaci di debellare il virus dell’HIV in maniera definitiva.

Al momento attuale, infatti, esistono solo dei cocktail di farmaci in grado di rallentare il progredire della malattia e di migliorare il tenore di vita dei soggetti malati. Lo scopo, quindi, è quello di evitare che la condizione di sieropositività si trasformi in AIDS. Questo accade quando il paziente sieropositivo abbassa la propria soglia di difesa immunitaria così tanto da divenire suscettibile alle infezioni di altri virus o batteri (si tratta di infezioni secondarie dette “opportunistiche”) o particolari forme tumorali.

È importante sottolineare, poi, che le attuali terapie non permettono al soggetto malato di tornare sieronegativo dal momento che il virus dell’HIV continua a permanere all’interno del suo organismo.

Tuttavia, come anticipato, una persona sieropositiva in terapia efficace non può contagiare nessuno, anche facendo sesso “senza protezioni”. I virologi lo sanno da molti anni e recentemente è arrivata anche la conferma della scienza grazie a questo studio.

Come è possibile? I farmaci abbattono la carica virale, ovvero la quantità di virus nel sangue, al punto che questa diventa non rilevabile agli esami di laboratori e così infinitesimale da impedire il contaglio.

Paola Girardi

Amo la natura in tutti i suoi aspetti, mi rilasso facendo delle lunghe passeggiate in mezzo al verde. Non perdo l'occasione per apprezzare la realtà che ci circonda. Il nostro pianeta è la nostra casa ed è essenziale rispettarlo per vivere meglio.
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